Perché la pagina Chi sono conta (E-E-A-T) e cosa controllo prima di lavorare sul tuo sito
Google e chi ti valuta per un preventivo guardano chi sei davvero, non solo il design. Cosa significa E-E-A-T in pratica e perché conviene farlo impostare bene, non da soli.
Sono Matteo Santoro. Prima ancora di parlare di stack o di tempi, molti imprenditori mi dicono la stessa cosa: “il sito c’è, ma non mi fido”. Spesso non manca il design: manca capire chi risponde, cosa hai già fatto e se quello che leggi regge al primo messaggio.
Google, su molte ricerche, ragiona in modo simile con E-E-A-T (esperienza, competenza, autorevolezza, fiducia). Non è un trucco da footer: è il modo in cui sito, Chi sono, progetti, recensioni e scheda Google raccontano la stessa persona.
Cosa vedo quando la fiducia non parte
- About generico: team inesistente, foto stock, zero prove sul lavoro reale.
- Promesse sparse: “AI”, “e-commerce”, “SEO” ovunque, ma nessun caso concreto.
- Contatti opachi: form che non arriva, telefono diverso da Maps, nessun percorso chiaro verso un preventivo.
Se stai confrontando fornitori, la pagina Chi sono è spesso il punto in cui capisci se hai davanti un referente o un buco nero.
Cosa imposto io nei progetti (in sintesi)
Non ti lascio un manuale da seguire da solo. In fase di Siti web (e dove serve e-commerce o web app) allineo insieme:
- Chi sei in linguaggio cliente, non solo elenco tecnologie.
- Prove: progetti, articoli firmati, riconoscimenti verificabili (nel mio caso anche il portfolio interattivo e i WD Awards).
- Coerenza tra sito, Contatti, scheda Google e social: stesso nome, stesso numero, stesso tono.
- Markup (Person, Organization, collegamenti sensati) senza contraddire il testo visibile: stesso principio che uso sul mio sito e che descrivevo anche nel pezzo su citazioni e menzioni locali.
Dettagli noiosi ma decisivi: privacy e cookie allineati alla realtà (vedi conformità e sicurezza), form che funziona, prima call per capire obiettivi senza pressione (come nel post su quanto costa un sito).
Perché non conviene “sistemarlo da soli” a pezzi
Si può copiare una checklist da un articolo, ma il rischio è incoerenza: About scritto bene, scheda Google abbandonata, JSON-LD che non matcha il footer, recensioni che non dicono cosa hai consegnato. Il visitatore se ne accorge; anche i motori, col tempo.
Il lavoro utile è un passaggio unico su contenuti, struttura e segnali locali, non dieci micro-interventi scollegati.
Se il tuo sito non convince ancora
Non serve rifare tutto per forza. A volte basta chiarire Chi sono, collegare servizi e contatti, e verificare che Maps e sito dicano la stessa cosa. Altre volte il problema è più profondo (performance, struttura, messaggio).
Base Frosinone e Roma, lavoro in remoto in Italia e all’estero. Se vuoi capire dove sei oggi e cosa ha senso fare dopo, scrivimi o guarda i servizi: la prima conversazione serve ad allineare obiettivi, non a chiuderti un contratto al telefono.

